INTERVENTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO DEGLI EDIFICI RUSTICI DENOMINATI “CASE A SCHIERA”

VILLA BUONACCORSI - POTENZA PICENA


L’intervento in questione, nell’ottica di un progetto di valorizzazione e riqualificazione dell’intera Tenuta Buonaccorsi, pone come suo scopo il restauro ed il risanamento conservativo dell’edificio denominato “Case a schiera” costituente parte dell’intero complesso architettonico.

Pur se nella fase attuale la proposta di restauro e risanamento conservativo interessa i soli edifici rustici denominati “case a schiera“, presenti all’interno del complesso di Villa Buonaccorsi, una trattazione dei lineamenti storici delle vicende note e dell’insieme architettonico della residenza sarà utile a meglio collocare questa prima serie di interventi all’interno del previsto programma complessivo di restauro e valorizzazione del complesso architettonico costituito, oltre che dai rustici sopradetti, dall’edificio principale della Villa, dai granai, dalle scuderie, dalla limonaia, dalla piccola Chiesa e da un grande giardino all’italiana.


Con il nome Villa Buonaccorsi si indica l’insieme di edifici che configurano la vasta tenuta agricola d’epoca Cinquecentesca, originariamente di proprietà dell’omonima famiglia nobiliare maceratese che la volle per adibirla a confortevole residenza di campagna.

La villa si erge sul crinale terminale est-ovest del colle, detto Montesanto dall’antico nome di Potenza Picena, che divide la valle del Potenza da quella dell’Asola, sui resti di un luogo fortificato noto fin dal XII secolo divenuto poi nel XVI un palazzo–fortezza per il controllo della stessa tenuta agricola.

Ubicata in aperta campagna, sulla sommità di una collina a 112 m slm, dista pochi chilometri dal centro abitato di Potenza Picena, nei pressi della frazione Montecanepino, ed è raggiungibile percorrendo la Strada Provinciale n. 75 che parte dalla località costiera di Porto Potenza Picena.

Il quadro complessivo all’interno del quale la tenuta è collocata risponde ad un paesaggio caratteristico della campagna marchigiana, caratterizzato da colline dalla morfologia morbida e dalle dolci curvature che degradando guadagnano la costa da un lato e dall’altro si aprono in direzione dell’entroterra, dove la cittadina di Potenza Picena (237 m s.l.m.) si colloca con la sua ancora riconoscibile cinta muraria posta a conclusione di un tessuto edilizio serrato di origine medioevale fatto di lunghi vicoli stretti e imponenti scalinate alternate a slarghi ed a piccole piazze, ricche di scorci suggestivi.


LA VILLA

La villa si erge sui resti di un luogo fortificato, noto già nel XII secolo e divenuto poi, nel XVI, un palazzo fortificato per il controllo della tenuta agricola della famiglia Buonaccorsi di Macerata. Di origine cinquecentesca, fu ampliata e successivamente ristrutturata tra il 1745 e il 1750 dall’architetto Pietro Bernasconi, appartenente alla cosiddetta scuola Vanvitelliana.

La tenuta di campagna è completata da altri edifici aggiunti nei secoli XVIII e XIX: i granai, una serie di case a schiera, le scuderie, una piccola Chiesa.

Il complesso, esteso su una superficie di circa 5 ettari, ospita anche un giardino all’italiana veramente unico suddiviso in cinque distinte terrazze, unite da una grande scalinata centrale e protette da un fitto boschetto. Sull'antico nucleo edilizio cinquecentesco si progettò, dopo il 1665, il cosiddetto "giardino segreto", attualmente occupante l'area tra la villa fortificata e la chiesetta barocca intitolata a S. Filippo.

Sono presenti all’interno essenze rare, fontane e giochi d’acqua, nicchie, obelischi e numerose statue raffiguranti soggetti umani e rappresentazioni grottesche e mitologiche di scuola veneta oltre che un teatrino con automi.

A nord della villa si trova Palazzo Rosso, una sorta di palazzo fortezza già della famiglia Massucci e più tardi divenuto proprietà della famiglia Marefoschi.

A dopo il 1665 risale anche la ristrutturazione della palazzina originaria, con la loggia rivolta al cortile interno, attribuita a Mattia de' Rossi.

Agli inizi del XVIII secolo venne creato il cortile interno con ampie loggie vetrate che si ricollegano a quelle del palazzo posseduto dai Buonaccorsi a Macerata.

Prima del 1720 venne quindi realizzato il giardino: nel colle dietro la costruzione e nel versante a Sud furono ricavate una serie di terrazze chiuse e riparate, e pur esposte al sole e dotate di una vista splendida. Tali terrazze offrono un ambiente propizio alla fioritura degli agrumi, coltivati a centinaia a spalliera, ad alberelle, in grandi vasi di terracotta dell'ultimo Ottocento. Complessivamente le terrazze sono cinque: la prima terrazza, che si estende all'altezza del "piano mobile" della villa comprende anche un "giardino segreto" contornato da ciottoli da cui un tempo fuoriscivano simmetrici zampilli d'acqua, che formavano di fatto una galleria in cui poter passare senza bagnarsi. Sempre sullo stesso piano possiamo ammirare la grotta detta "dei frati". La seconda è caratterizzata dalla razionalità dell'intero impianto di aiuole e rallegrata da due statue raffiguranti Arlecchino e Pulcinella. Nel terzo gradone, denominato "viale degli Imperatori", possiamo ammirare, posta in una nicchia, la meravigliosa statua della dea Flora. Nella quarta terrazza ci si compiace della sobrietà e della linearità delle aiuole, infine le ultime due terrazze sono di epoca più recente rispetto al resto del giardino. Nel giardino vi sono anche un teatrino degli automi ed una chiesetta, oltre numero di meccanismi, non tutti funzionanti, di giochi d'acqua. L'esposizione non è casuale: ben orientata al sole e protetta dai venti dominanti in modo da consentire la crescita di piante ornamentali e soprattutto di agrumi, in piena terra e vaso.

Sin dalle sue più lontane origini il luogo dovette andare famoso soprattutto per questo giardino: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, tanto che è l'unico giardino italiano del settecento conservato intatto in ogni particolare: dagli arredi delle grotte, al disegno delle aiuole a forma di stella e di losanghe.

Sembra probabile che il Giardino fosse disegnato da Andrea Vici (assai attivo nelle Marche) o dai suoi aiuti, sulla traccia di un giardino addirittura preesistente (il primo impianto, identificabile come il più alto dei terrazzamenti, è risalente ad un’epoca antecedente in concomitanza verosimilmente all’ottenimento della porpora cardinalizia da parte di Buonaccorso Buonaccorsi - 1665).

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Il Giardino Buonaccorsi possiede anche un vasto bosco che cresce distante dalla casa, ed è separato dal giardino mediante un'altra muraglia. Attualmente il bosco si presenta come un giardino all'inglese con molti alberi, un lago artificiale ed un monticello, dalla cui cima si gode una vista splendida sulla vallata fino al mare.


L'edificio della Villa, a pianta irregolare, è composto da diversi corpi di fabbrica che racchiudono un cortile con un portico ingentilito da quattro eleganti Bonazza (primi decenni XVIII). Villa-Giardino Buonaccorsi riserva al visitatore una serie di sorprese indimenticabili: i giochi d'acqua nei giardini, le serre dove si perpetua la vita di piante secolari, sopravvissute dalla lontana epoca della costruzione del complesso, le statue dei musici che si muovono ritmicamente con i loro strumenti al passaggio dell'acqua, fino ai sotterranei, dove erano conservate le grandi botti de buon vino prodotto dai vigneti della collina e dove sono ancora intatte le vasche di pietra per la decantazione dell'olio.


Dell’antico nucleo edilizio, come detto risalente al ‘500, si effettuò un intervento di ristrutturazione datato attorno alla seconda metà del ‘600 ed attribuito all’architetto romano Mattia de’ Rossi, figlio del più diretto allievo del Bernini. Il suo contributo si riferisce all’edificazione di un pregevole loggiato rivolto nel cortile interno della villa.

Successive ristrutturazioni ed interventi di notevole ampliamento furono eseguiti attorno al 1745/50 per mano dell’architetto Pietro Bernasconi, noto mastro milanese, stretto collaboratore di Luigi Vanvitelli sotto la cui guida aveva già diretto importanti cantieri a Roma e Loreto.

Il suo principale contributo è rappresentato dall’aggancio del corpo finale della villa a sud-ovest e la conseguente creazione di un cortile interno di raccordo nonchè del monumentale ingresso segnato dal muro di recinzione mistilineo.

A partire dal XVIII secolo furono aggiunti come detto altri edifici complementari all’esercizio delle attività agricole: i granai, le scuderie, la limonaia, i magazzini, una piccola chiesa barocca a pianta centrale ed un blocco di case a schiera.

Di forma rettangolare ma trasversalmente ridotto rispetti ai successivi, questo fronteggia da un lato la porzione originaria della villa e dal lato opposto la chiesetta barocca intitolata a S.Filippo contornata nella facciata d’ingresso da cipressi in topiaria a guisa d’arco.

Attorno alla seconda metà del ‘800 venne creato, per volere del Conte Flavio Buonaccorsi, un giardino all’inglese a complemento del giardino sopradescritto in adiacenza ad esso ma separato da una muraglia. Costituito da un vasto bosco, delimitato a monte (nord) dal corpo delle “case a schiera” ed a valle (sud) dal muro di perimetrazione dell’intera tenuta; esso è attraversato da sentieri sinuosi, intervallati da alcune statue, che confluiscono in un laghetto con grotta ed in un monticello panoramico.


Il massimo fervore dell’attività agricola nella tenuta sembra databile attorno ai primi decenni del ‘900, fino alla morte del Conte Buonaccorsi avvenuta negli anni ’20, dopo la quale non sembra si siano più attuati ulteriori ampliamenti. Con la morte della moglie del Conte, la Contessa Giuseppina Matteucci Buonaccorsi, sopraggiunta intorno agli anni ’70, avviene invece un quasi completo spopolamento dovuto all’abbandono della Villa da parte dei vari dipendenti per mancanza di lavoro nella stessa; ciò portò conseguentemente ad una carenza di manutenzione delle varie strutture edilizie che necessitano tuttora di mirati interventi di risanamento.

Nonostante tali eventi, grazie alle cure dei successivi proprietari, il Giardino Buonaccorsi è stato oggetto di una quotidiana manutenzione che lo ha fatto conservare, come detto precedentemente, in ottime condizioni.


LE “CASE A SCHIERA”

L’edificio rustico denominato “Case a schiera” corrisponde ad un insieme di corpi, tra loro collegati, posti tra l’ingresso occidentale della Tenuta e la piccola chiesa (esclusa dall’intervento).

La denominazione di “Case a schiera” adottata per questa porzione è dovuta sia alla destinazione d’uso che al conseguente sistema distributivo; infatti mentre gli ambienti del piano terra costituivano in origine deposito e laboratorio per i braccianti impegnati nell’attività agricola della Tenuta, il piano primo, accessibile direttamente dall’esterno da una serie di differenti corpi scala collegati a portoni d’ingresso, era adibito a residenza per i nuclei familiari (circa 5) degli stessi dipendenti.

Anche se architettonicamente non si evidenzia una particolare qualità salvo qualche piccola porzione, nell’insieme dell’intero complesso il caseggiato in questione assume valore in termini di testimonianza storico-culturale delle epoche passate.

L’inizio dell’edificazione del caseggiato, pur non avendo che esigue informazioni storiche in merito, dovrebbe risalire attorno alla metà dell’ Ottocento protraendosi poi fino ai primi decenni del secolo successivo; infatti la complessità planimetrica dei volumi fa supporre una successione di interventi di espansione ed ampliamenti in epoche diverse, in funzione delle esigenze d’uso, fino a quando, dopo la morte dell’ultimo Conte Buonaccorsi (anni ’20), si pose fine ai più sostanziali rimaneggiamenti.

Per un approfondimento dell’impianto planimetrico, delle caratteristiche architettoniche e dello stato di conservazione dell’edificio si rimanda alla Relazione Tecnica allegata al presente progetto.

Con Permesso di Costruire n° 64 del 02.04.08 veniva autorizzato il progetto di restauro e risanamento conservativo in variante alla D.I.A. n° 75/51 del 06.04.07.

L’intervento, definito dalla seguente descrizione e dagli elaborati grafici allegati, costituisce quindi variante alle suddette autorizzazioni acquisite.


Si precisa che per tale progetto, in data 20.10.2007, veniva rilasciata dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio delle Marche – Ancona, autorizzazione con prot. n°11662, in variante all’autorizzazione prot. n°1866 rilasciata in data 5.04.2007.


INTERVENTI PREVISTI

Mantenendo inalterati, rispetto al progetto già autorizzato, i criteri di risanamento materico strutturale dell’opera consistenti nell’utilizzo di tecniche, materiali ed elementi costruttivi idonei e compatibili a quelli esistenti, la presente variante interessa due dei tre corpi di fabbrica costituenti l’edificio in oggetto, ovvero i già denominati “blocchi A e B” .

Le modifiche consistono sostanzialmente nel riordino della futura distribuzione degli ambienti interni caratterizzati da una serie di alloggi di medio-piccola metratura.


BLOCCO A

Per tutti gli alloggi di questo corpo che si affacciano verso il fronte principale dell’edificio (lato nord) è previsto l’uso di uno schema distributivo di tipo duplex.

La scelta è scaturita dalla volontà di garantire maggiore privacy per la zona notte degli stessi appartamenti, posizionandola al piano primo ed evitando così il diretto affaccio sul viale d’ingresso. Di conseguenza all’interno delle unità abitative di questo tipo è prevista la presenza di un corpo scala realizzato con materiali a secco (acciaio, legno, ferro battuto).

Rispetto al precedente progetto quindi non è più contemplato l’inserimento di un vano scala in adiacenza all’ambiente attualmente interessato dalle due cisterne idriche atto a servire l’appartamento previsto al primo livello; infatti in corrispondenza di questo spazio sono previsti due alloggi sempre su due livelli, uno dei quali accessibile dal portone già esistente e l’altro, di testata, accessibile grazie all’inserimento di un’ulteriore ingresso di dimensioni e tipologia analoghe all’adiacente.

Oltre a quest’ultimo, sono previsti due nuovi ingressi lungo il fronte principale, sostitutivi di vani finestra già esistenti, in modo da garantire l’accesso ai due relativi alloggi.

Anche questi saranno comunque configurati similmente ai preesistenti ovvero con vano ad arco a tutto sesto, delineato da una lunetta sopra luce in ferro battuto ed ante del portone in legno bugnato e verniciato dello stesso colore di quelli tuttora presenti lungo la facciata in questione.

Relativamente agli alloggi posti sul lato sud del corpo non si evidenziano sostanziali modiche salvo un riordino delle divisioni interne degli stessi; in merito a ciò si può osservare dagli elaborati planimetrici come l’ingresso all’appartamento di testata occidentale sia stato posizionato in corrispondenza del disimpegno preesistente accessibile dal vano adiacente alla chiesa verso il fronte principale.


BLOCCO B

Le modifiche contemplate dalla presente variante relativamente a questo corpo possono discretizzarsi nell’inserimento di due nuovi alloggi.

Il primo nella parte terminale del lato meridionale, accessibile dal nuovo vano porta posto sulla facciata occidentale, che era peraltro già previsto nell’ultimo progetto autorizzato.

Il secondo caratterizzato da un monolocale all’interno dell’ambiente in precedenza utilizzato come piccola serra ed attualmente dismesso, posto a ridosso dell’abside della chiesa e prospiciente il cortile occidentale.